Il ministro Carfagna al Question Time: Occorre riformare il reddito di cittadinanza

8 settembre 2021

Il ministro per il Sud e la Coesione territoriale intende "assumere un ruolo attivo nella riforma del mercato del lavoro e delle politiche attive del lavoro che il governo sta elaborando". Lo ha affermato nell'Aula di Montecitorio Mara Carfagna, in risposta a una interrogazione durante il question time sul reddito di cittadinanza.

Il ministro ha ricordato la "doppia funzione" di questo strumento, come "sostegno alla povertà e non solo una misura di politica attiva del lavoro".

"Dati alla mano - ha illustrato il ministro - il reddito di cittadinanza ha consentito di sostenere la vita quotidiana di un milione e mezzo di famiglie, circa 3,5 milioni di individui: donne, uomini, adolescenti, bambini che senza quell’aiuto, nel lungo tunnel della pandemia e delle chiusure, sarebbero scivolati dall’indigenza alla totale deprivazione sociale. Nessun Paese moderno ed europeo abbandona una quota così significativa di popolazione al suo destino, e infatti ovunque in Europa esistono sussidi per sostenere chi perde i suoi mezzi di sostentamento o non ne ha a sufficienza".

Carfagna ha quindi spiegato che "la riforma cui stiamo lavorando dovrà semmai irrobustire gli strumenti di sostegno alla povertà e renderli capaci di raggiungere fasce di popolazione oggi escluse o mal servite dallo stesso reddito di cittadinanza: penso per esempio alle famiglie più numerose, ma anche a quelle che il modello Isee esclude dall’accesso al beneficio nonostante la loro reale condizione di indigenza. Dico con chiarezza però che con la stessa determinazione bisogna lavorare per escludere da ogni beneficio i truffatori e chiunque provi a percepirlo indebitamente. Lo Stato deve aiutare i poveri, non i furbi, i delinquenti o i criminali".

Il ministro si è quindi soffermata sui risultati "poco soddisfacenti" conseguiti dal reddito di cittadinanza in termini di occupabilità dei percettori: "Solo 400mila beneficiari, su una platea di 1,5 milioni, sono oggi effettivamente coinvolti nei percorsi di inserimento al lavoro dei centri per l’impiego. È una quota minoritaria, che richiama la necessità di una profonda revisione del reddito di cittadinanza come strumento di politica attiva, anche per evitare l'effetto dissuasivo sulla ricerca di nuova occupazione, cosa che è accaduta soprattutto al Sud".

Inoltre - ha ricordato Carfagna nella sua risposta - nel 2020 "i controlli hanno portato a individuare 480 lavoratori in nero fruitori del sussidio, su un totale di 17.788 lavoratori in nero individuati". Anche se "il lavoro nero in Italia è un problema ben più vasto, endemico, strutturale, a prescindere dal reddito di cittadinanza".

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